Ci sono due iscritti nel registro degli indagati per la morte di Maurizio Busciolano, il dentista di 50 anni deceduto all’Ospedale del Mare il 3 ottobre scorso. L’uomo era stato ricoverato la notte del 2 ottobre al San Giovanni Bosco con forti dolori addominali ed era stato trasferito la mattina dopo all’ospedale di Ponticelli per mancanza di posti di degenza. La diagnosi era di pancreatite acuta. Era morto la notte successiva, colto da arresto cardiaco mentre lo stavano sottoponendo ad una tac. La moglie del dentista, Daniela Pallone, assistita dall’avvocato Enrico Ricciuto, aveva presentato denuncia, chiedendo di verificare se le procedure di ricovero e le successive terapie fossero state corrette.
Era sotto ponte San Gabriele, la scoperta fatta dai passanti. Le ipotesi sono due: un gesto volontario o un malore. A trovare il corpo sono stati alcuni passanti che hanno subito dato l’allarme ma per l’uomo, riverso a terra su un fianco, non c’è stato nulla da fare. Ora sarà l’ispezione cadaverica in programma già nelle prossime ore a fare chiarezza sulle cause della morte di Marco Capriotti, odontotecnico teramano di 62 anni. Due le ipotesi al vaglio di investigatori e inquirenti: un malore o un gesto volontario con l’uomo che potrebbe essersi buttato dal soprastante ponte San Gabriele. Sul corpo, almeno da un esame esterno, non ci sono segni di colpi di arma da fuoco o da taglio.
È stato trovato a circa una quarantina di metri dalla passerella pedonale coperta del mega parcheggio di San Gabriele, in una posizione che per gli investigatori potrebbe anche essere la conseguenza di una caduta dall’alto, quindi un gesto volontario, visto che il corpo era in perfetta corrispondenza con il parapetto del percorso pedonale del viadotto soprastante. Altro elemento che potrebbe far ipotizzare il suicidio è quello delle suole delle scarpe trovate senza fango. Il punto in cui il corpo è stato trovato, infatti, è in una zona piena di fango e quindi per arrivarci l’uomo avrebbe obbligatoriamente dovuto sporcarsi le suole delle calzature. Un altro particolare che lascia propendere per il gesto estremo è quello della posizione del corpo: una posizione scomposta che non sarebbe compatibile con la caduta per un malore. È evidente che la conferma della causa potrà arrivare solo dalla ricognizione cadaverica (disposta dal pm di turno Monia Di Marco) che accerterà la presenza o meno di fratture compatibili con una caduta dall’alto. Le indagini sono portate avanti dai carabinieri della compagnia di Teramo, sul posto con il capitano Marino Capponi comandante del nucleo operativo e radiomobile che da subito ha avviato tutti gli accertamenti. Sono in corso anche indagini per verificare la presenza in quella zona di impianti di videosorveglianza le cui telecamere potrebbero aver ripreso elementi utili alla ricostruzione degli eventi.
Capriotti, conosciuto in città per il suo lavoro da odontotecnico che da tempo svolgeva con grande professionalità, era un grande appassionato di sport e seguiva sia il calcio sia il basket. Separato da tantissimi anni, viveva da solo. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha iscritto due persone nel registro degli indagati per la morte sul lavoro del 26enne Giuseppe Borrelli. La Procura sul caso ha aperto un fascicolo, indagando i vertici della società. Disposto anche il sequestro del macchinario che avrebbe schiacciato Giuseppe nel tardo pomeriggio di martedì. Stando ad una prima ricostruzione dei carabinieri di Maddaloni, il giovane sarebbe rimasto incastrato con un braccio nel macchinario, che lo avrebbe poi risucchiato e schiacciato. Giuseppe Borrelli, Peppino, aveva 25 anni, viveva a Volla (Napoli) e lavorava per la Laminazione Sottile di San Marco Evangelista (Caserta).
Martedì 12 marzo, a sera, è morto intrappolato tra i rulli di una macchina per la lavorazione dell’alluminio. Alle 6 del mattino, a Ferrara, era morto il 54enne Maurizio Masi: andava al lavoro in scooter alla Sate, azienda editoriale e grafica di Cona. Due ore più tardi, intorno alle 8, alla Ghirardi Marmi di Carpenedolo (Brescia), il 43enne albanese Andi Rexhepi è precipitato dal tetto di un magazzino, sul quale con i colleghi della Mocam di Piancogno stava montando nuovi pannelli. Secondo le testimonianze, nessuno dei lavoratori era agganciato a una linea salvavita.

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