sbiancamento di una matrice: effetti, meccanismi e considerazioni cliniche

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Per molti anni, una delle sfide dell'odontoiatria restaurativa estetica è stata l'associazione tra i compositi applicati direttamente e le procedure di sbiancamento. Con queste informazioni, è facile capire perché questa mancanza di predicibilità costringe il paziente ad essere paziente: i restauri estetici dovrebbero essere realizzati solo dopo la procedura di sbiancamento. In altre parole, solo dopo la saturazione del nuovo colore dei denti si deve scegliere un composito adatto da utilizzare per quel caso specifico. Negli ultimi anni, è emersa una nuova generazione di materiali noti come compositi universali a corrispondenza cromatica. Il concetto che sta alla base di questi materiali è che si adattano al substrato sottostante, fondendosi con la struttura dentale naturale circostante, e quindi facilitano la fusione del colore tra il dente e il restauro.

Dal punto di vista ottico, i materiali compositi con una sufficiente diffusività della luce possono essere in grado di produrre un effetto ottico associato alla riflessione del colore della struttura dentale sottostante. Come si legge in un articolo del 2021, ciò può essere ottenuto controllando l'indice di rifrazione dei riempitivi e dei monomeri. Come già detto, l'uso di monomeri e riempitivi ben assortiti consente un equilibrio ideale tra opacità e traslucenza e, in definitiva, una migliore espressione dei pigmenti di colore all'interno del composito. In articoli più recenti, con un maggior numero di compositi, i dati confermano che alcuni compositi monocolore sono in grado di cambiare colore quando il dente circostante subisce un effetto sbiancante.

Figura 1. Dopo questo tempo, il dente è stato risciacquato e conservato in acqua a temperatura ambiente. Il dente è stato rimesso in acqua per una notte. Il processo è stato ripetuto quotidianamente per 3 giorni consecutivi e le fotografie sono state scattate circa un'ora dopo ogni ciclo di sbiancamento. Avere la possibilità di fornire restauri più prevedibili, anche prima del trattamento sbiancante (senza dover aspettare il periodo post-operatorio successivo) è davvero un grande aiuto.

Implicazioni cliniche: Lo sbiancamento è una pratica cosmetica che nell'ultimo periodo viene particolarmente richiesta dai pazienti. Le tecniche e le sostanze utilizzate possono alterare la superficie dei materiali che comunemente vengono utilizzati per i restauri conservativi e quindi predisporli a cambiamenti cromatici. Prima di effettuare lo sbiancamento professionale, il clinico quindi dovrebbe valutare attentamente lo stato dei denti e dei restauri del paziente e proporre con prudenza questa procedura. Nelle resine composite la caratterizzazione morfologica della superficie è connessa all’incrementata pigmentazione da fumo di sigaretta.

Da questo studio emerge che la presenza di rugosità sulla superficie di materiali compositi utilizzati per i restauri conservativi può intensificarne le alterazioni cromatiche. Inoltre, il fumo del tabacco induce potenzialmente un significativo cambiamento cromatico delle resine riempite con nano-particelle e quindi dovrebbe essere frequentemente lucidato per ridurne le pigmentazioni. In questo studio sono stati testati 40 campioni distribuiti in 4 gruppi (10 campioni per gruppo) in base alla ruvidità della superficie e alla sua esposizione al fumo: G1 (superficie liscia non esposta al fumo), G2 (superficie liscia esposta al fumo), G3 (superficie ruvida non esposta al fumo) e G4 (superficie ruvida esposta al fumo. Per 21 giorni i campioni G2 e G4 sono stati quotidianamente esposti al fumo di 20 sigarette per 8 minuti. Dopo tale periodo i campioni sono stati lucidati e misurazioni di colore e ruvidità sono state riportate. Le conclusioni mostrano che la lucidatura riduce la pigmentazione superficiale, ma la variazione cromatica può persistere rispetto al baseline.

sezione: effetti della ruvidità sulla pigmentazione e lucidatura (infografica)

La stabilità cromatica della resina composita è influenzata da diversi fattori intrinseci o estrinseci: i primi sono generalmente correlati al materiale, come le alterazioni della matrice resinosa o dei riempitivi, e la polimerizzazione incompleta; i secondi, invece, includono l’assorbimento o l’adsorbimento di pigmenti esterni tra cui caffè, te, nicotina o altro. La stabilità cromatica può anche essere influenzata dalle proprietà della superficie del restauro in composito, tra cui la ruvidità di superficie. Questa caratteristica è a sua volta influenzata da diversi fattori, come per esempio il tipo di riempitivo, le tecniche di finitura e lucidatura e i trattamenti sbiancanti. Studi sono stati disegnati per valutare l’influenza di ciascuna di queste variabili sulla pigmentazione di diverse resine composite.

Gli abstract proposti analizzano l’effetto di due comuni fattori, il fumo e lo sbiancamento, sulla suscettibilità della resina alla pigmentazione. Da questo studio emerge che alimenti contenenti pigmenti naturali o artificiali sono in grado di alterare anche in breve tempo il colore di un materiale resinoso utilizzato per i restauri conservativi. Inoltre, le tecniche di sbiancamento e lucidatura messe in atto per ripristinare il colore iniziale determinano un’alterazione della superficie del composito, rendendola più ruvida. In questo studio sono stati testati 90 dischi di resina composita (Heliomolar, A2 colour shade, Ivoclar, Vivadent).

I campioni sono stati immersi in te, coca cola e saliva artificiale, poi suddivisi in sottogruppi per i trattamenti sbiancanti: 30% perossido di carbammide, gel all’ozono KY e pasta per lucidatura. Il colore e la ruvidità sono stati misurati con uno stereomicroscopio. Dai risultati emerge che tè e coca cola hanno determinato pigmentazione significativamente maggiore rispetto alla saliva; il gel all’ozono ha fornito il maggior effetto sbiancante, mentre il perossido di carbammide e la pasta lucidante hanno mostrato differenze non significative tra loro. L’immersione nelle soluzioni testate determina la pigmentazione, e lo sbiancamento con gel all’ozono risulta la tecnica più efficace e meno aggressiva tra quelle testate.

sezione: pigmentazione della resina e efficacia dei trattamenti (grafico di risultato)

Implicazioni cliniche: Lo sbiancamento è una pratica cosmetica sempre più richiesta. Le tecniche e le sostanze utilizzate possono alterare la superficie dei materiali che comunemente vengono utilizzati per i restauri conservativi e predisporli a cambiamenti cromatici. Prima di effettuare lo sbiancamento professionale, il clinico deve valutare lo stato dei denti e dei restauri e proporre la procedura con prudenza. Nei test su resine composite, la ruvidità della superficie e l’esposizione al fumo possono influenzare la pigmentazione e anche la risposta ai trattamenti sbiancanti.

Studi su dinamiche di sbiancamento hanno anche esaminato la stabilità cromatica di diverse resine: da questo studio emerge che lo sbiancamento domiciliare non ha effetti sulla suscettibilità alla pigmentazione dei materiali testati, mentre tali resine reagiscono in modo diverso alle due soluzioni pigmentanti (te e caffè). Implicazioni cliniche includono l’uso di protocollo personalizzato che tenga conto del tipo di resina e delle abitudini di consumo del paziente.

Presentazione del caso clinico: Si presenta alla nostra osservazione un paziente di 34 anni, non fumatore (consumo occasionale di sigarette), che richiede un miglioramento estetico del sorriso. L’esame clinico evidenzia una discromia generalizzata lieve-moderata caratterizzata da una tonalità tendente al giallo e da una riduzione della luminosità complessiva degli elementi dentari anteriori. Non sono presenti restauri estetici significativi nel settore frontale e i tessuti parodontali risultano clinicamente sani. Prima dell’inizio del trattamento viene eseguita una seduta di igiene professionale finalizzata alla rimozione delle pigmentazioni superficiali e alla preparazione ottimale delle superfici dentali. Considerata la motivazione del paziente, la sua elevata compliance e l’assenza di particolari urgenze estetiche, viene scelto un protocollo di sbiancamento domiciliare mediante mascherine individuali utilizzando Kulzer Vivida Home Kit 6%.

Il sistema utilizza un gel a base di perossido di idrogeno al 6% stabilizzato mediante tecnologia HPS (Hydrogen Peroxide Superior). La formulazione è stata sviluppata per mantenere una buona stabilità del gel e favorire un’applicazione semplice e confortevole per il paziente. Un ulteriore elemento di interesse clinico è rappresentato dalla presenza di un protocollo completo composto da: Dentifricio pre-trattamento, Gel sbiancante Vivida Home 6%, Tooth Conditioner finale. Il protocollo operativo prevede mascherine personalizzate, tre siringhe di gel, indicazioni su igiene domiciliare e limitazione di sostanze pigmentanti durante il trattamento. Il trattamento viene eseguito per 20 giorni con applicazioni notturne, monitoraggio a 14 giorni e successiva estensione a un regime diurno durante la fase finale.

Risultati: Al termine dei 20 giorni si osserva un miglioramento evidente della luminosità e dell’uniformità cromatica degli elementi dentari. La documentazione fotografica mostra una significativa riduzione della componente giallastra iniziale e un incremento della brillantezza del sorriso, mantenendo un aspetto naturale. L’analisi indica un miglioramento stimato di circa 3-4 tonalità della scala VITA Classica, passando da A3/A3,5 a circa A1/B1. Il mantenimento del risultato prevede igiene orale, richiami di igiene professionale, controllo del consumo di sostanze cromogene e possibile booster in futuro per ripristinare luminosità.

Conclusioni: Il caso clinico conferma come lo sbiancamento domiciliare rappresenti una soluzione conservativa efficace e predicibile per il miglioramento estetico del sorriso in pazienti adeguatamente selezionati. L’uso del Kulzer Vivida Home Kit 6% ha consentito un miglioramento cromatico significativo in soli 20 giorni, con elevata compliance e bassa sensibilità iniziale. Dal punto di vista professionale, la disponibilità di un protocollo completo consente una gestione semplice e controllata dell’intero percorso clinico. Per il paziente, i vantaggi principali sono la praticità del trattamento domiciliare, il comfort, la ridotta sensibilità e la possibilità di ottenere un sorriso più luminoso in modo graduale e naturale.

sezione: presentazione del caso clinico e risultati (timeline visiva)

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