Nei casi in cui vi è eccesso di spazio libero, si può normalizzare il rapporto mandibolo-cranico del paziente con una peculiare placca: l’ortotico neuromuscolare, che non può essere assimilato alle altre placche proposte per il trattamento dei pazienti disfunzionali. Non è un mezzo che aiuta a identificare una posizione mandibolare accettabile dal paziente e non viene proposto come terapia puramente sintomatica, ma rappresenta una simulazione di fine trattamento in quanto permette alla mandibola di posizionarsi in miocentrica.
L’ortotico non ha dimensioni standardizzate e non costringe la mandibola in una posizione predeterminata dall’operatore, ma concede alla mandibola la posizione mandibolare in armonia con la funzione e l’anatomia individuale indicata dalla contrazione dei muscoli rilassati ed equilibrati. L’ortotico viene, di regola, costruito in arcata inferiore, arcata che presenta cuspidi di supporto su tutti i denti; inoltre, in questa posizione interferisce meno con la dinamica della deglutizione, funzione cardine che si intende normalizzare, oltre a migliorare anche estetica e fonazione. L’utilizzo del dispositivo rieducativo funzionale, nell’arcata inferiore, consente anche di interferire il meno possibile con il movimento ritmico e fisiologico delle ossa del cranio, gestito dal meccanismo respiratorio primario MRP.
Con l’ortotico non solo si può ripristinare un rapporto mandibolo-cranico fisiologico, perché calcolato secondo le indicazioni della muscolatura, ma anche riprodurre, compatibilmente con l’antagonista, una corretta morfologia occlusale rispettando precisi criteri anatomo funzionali. Altra condizione che si può presentare è quella in cui la discrepanza tra una condizione di equilibrio funzionale e l’occlusione abituale del paziente, siano molto vicine, ma richiedano comunque, a causa di un’espressività clinica, di un riequilibrio funzionale. La scelta terapeutica è quella di operare un rimodellamento occlusale con la tecnica della coronoplastica additiva o sottrattiva a seconda del caso che incontriamo.
Libertà di ingresso delle cuspidi nelle fosse antagoniste, lungo la traiettoria di deglutizione, per evitare interferenze e forze non assiali ai denti; contemporaneità di contatti in occlusione per evitare alla mandibola dannose torsioni, stabilità in deglutizione per evitare che la contrazione muscolare dislochi la mandibola, innalzando l’osso ioide, e per permettere la funzione con il minimo sforzo muscolare possibile. È chiaro che con la coronoplastica possono essere corrette solo piccole differenze fra l’occlusione abituale e la miocentrica. Questa condizione si determina nei casi, non infrequenti, in cui la miocentrica calcolata e ottenuta dalla riabilitazione gnatologica cada nettamente al di fuori del piano occlusale del paziente. In questa situazione si può ricorrere all’ortodonzia al fine di modificare le determinanti dentali.
Fondamentale è distinguere la tipologia dei pazienti e la sintomatologia relativa. Ci sono pazienti che si presentano alla nostra osservazione con DCCM in seguito a malocclusione (naturale o iatrogena). Quando è possibile intercettare la malocclusione come causa di effetti secondari, possiamo dire che la stessa possa causare fenomeni “discendenti”, ovvero, di disturbo verso altri organi o distretti. Al contrario, possiamo trovarci di fronte a diagnosi di DCCM, in cui la bocca sia un effetto di altri distretti, definendolo in questo caso ascendente. La variabilità del quadro clinico e sintomatologico del paziente con DCCM varia inevitabilmente a seconda del caso specifico. Potremo incontrare quindi differenti quadri clinici, come ad esempio, cefalea muscolo-tensiva, incoordinazione condilo-meniscale, blocco articolare, problematiche posturali e via discorrendo.
Approcci gnatologici e funzione: dall’equilibrio neuromuscolare alle dinamiche occlusali
A seconda del quadro sintomatologico - clinico e in base al tipo di occlusione del paziente si utilizzerà un bite plane superiore o inferiore, l’uso delle diverse placche occlusali servirà ad aiutare una volta il sistema muscolare, una volta le ATM, una volta il rachide cervicale e così via. Possiamo paragonare il bite a una “stampella” che aiuta noi e l’apparato stomatognatico a ritrovare la via della guarigione attraverso la riabilitazione neuro-occlusale e la riabilitazione fisioterapica. Come si evince dalla presentazione dei diversi tipi di placche, un uso prolungato diurno e notturno di qualsiasi tipo di placca occlusale determina alterazioni dell’occlusione con intrusioni o estrusioni dentali che possono rendere indispensabile una successiva terapia odontoiatrica (ortodontica, protesica, molaggio selettivo ecc.).
Nel p ata nello studio gnatologico, studi e ricerche condotti sulle caratteristiche dello spazio libero interocclusale, free way space (FWS), prima e dopo somministrazione di TENS (elettrostimolazione neurale transcutanea) a bassa frequenza, hanno dimostrato che in una percentuale non trascurabile di pazienti affetti da patologie algico-disfunzionali dell’apparato stomatognatico, pari al 12% circa, non è indicato incrementare la dimensione verticale occlusale (DVO). In questi casi, l’uso di una placca è controindicato in quanto priverebbe il soggetto del fisiologico FWS e sottoporrebbe la muscolatura a sovraccarico per tentare di sfuggire alla condizione obbligata dalla presenza della placca. Nel paziente algico disfunzionale, quindi, non si deve pensare solo in termini di biomeccanica articolare alterata, quanto di fisiologia neuromuscolare alterata e da ripristinare.
Per concludere ripetiamo il concetto che: “l’occlusione e la massima intercuspidazione (CO) in occlusione centrica vengono raggiunte e utilizzate solo per pochi istanti al momento della deglutizione, ma quest’ultima è così importante, per frequenza e attività muscolare, da costituire la principale attività dell’apparato stomatognatico, automatica, ritmica e continua, con intervallo funzionale di un minuto circa, sia durante la veglia che durante il sonno”. Esiste una stretta relazione tra il corretto contatto tra le due arcate dentali, i muscoli mandibolari e le ossa cranio-mandibolari. Fisiologicamente il movimento della mandibola avviene in maniera libera, senza andare così ad affaticare le strutture ad essa connesse. Nei casi di malocclusione e/o di disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare e/o dei muscoli masticatori, questo movimento non è più libero, con frequenti sintomi quali: dolori al distretto facciale e odontogeni, dolori trigeminali, cefalee, cervicalgie, vertigini, disturbi alla fonazione, all’udito, fino a generare disequilibri alla postura.
Diagnosi, test e approccio diagnostico in gnatologia
Una visita gnatologica può mettere in luce la presenza di malocclusioni, disordini dell’articolazione temporo-mandibolare (DTM) o disordini cranio-cervico-mandibolari (DCCM). I test e gli esami strumentali a disposizione dei clinici specialisti, sono molteplici (RX, TAC 3D, risonanza magnetica, kinesiografia mandibolare, elettromiografia di superficie, test kinesiologici…). Dopo un’accurata anamnesi e diagnosi, la terapia utilizzata in gnatologia è costituita da dispositivi in resina che consentono di condurre l’articolazione nella posizione terapeutica specifica, oltre a ripristinare l’equilibrio muscolare attraverso la posizione di miocentrica. Le ossa del cranio e la mandibola sono connesse tra loro grazie all’articolazione temporo-mandibolare, questa articolazione doppia permette tutti i movimenti della mandibola ed è quindi essenziale per parlare, mangiare, deglutire ecc. Quando si apre la bocca i condili, ovvero le estremità arrotondate della mandibola, ruotano nella cavità dell’osso temporale portandosi avanti, quando chiudiamo la bocca invece i condili tornano alla loro posizione di origine. Quando tale movimento non avviene più in maniera corretta si parla di Disordini Temporo - Mandibolari (DTM).
Le cause possono essere diverse: asimmetrie craniali genetiche o congenite, malocclusioni, traumi diretti o indiretti, terapie odontoiatriche sbagliate, il bruxismo, il serramento da stress o l’onicofagia. I sintomi possono variare da persona a persona, si può avere: blocchi della mandibola, dolore cronico a livello dei muscoli facciali, emicranie, dolori cervicali, dolori odontogeni e trigeminali, vertigini, disturbi all’udito. Con un’accurata visita gnatologica lo specialista può individuare il Disordine Cranio-Cervico-Mandibolare in atto valutando i segni dentali, mucosi, muscolari, articolari ed extraorali; attraverso l’anamnesi e la visita si potranno evidenziare anche problemi posturali determinati o determinanti tale condizione patologica. Per la diagnosi completa saranno necessari anche test diagnostici specifici (analisi tac morfologiche in 3D, kinesiografia ed elettromiografia di superficie).
Elettromiografia (EMG) e Kinesiografia (KNG) sono strumenti chiave: EMG analizza l’attività bioelettrica muscolare, mentre KNG permette di ottenere l’occlusione abituale e quella individuale orientata in base all’attività della muscolatura. Questi esami supportano una diagnosi accurata, che guida la creazione di bite personalizzati e l’eventuale integrazione con terapie ortodontiche o protesiche.
Disordini e sintomi correlati
Il bruxismo è uno dei disturbi gnatologici più diffusi: consiste nel digrignare o serrare i denti, spesso durante il sonno. Questo movimento mandibolare può provocare usura delle arcate dentarie, dolore ai muscoli facciali, tensioni al cranio e disturbi del sonno. Il bite gnatologico è un presidio odontoiatrico che consente di fornire una nuova stabilità, riequilibrare la muscolatura e la funzione dell’articolazione temporo-mandibolare, favorendo masticazione, deglutizione e riallineamento posturale. In alcuni casi, lo gnatologo può consigliare esercizi di rilassamento mandibolare o terapie antinfiammatorie per ridurre l’infiammazione e il dolore.
La diagnosi precoce e l’intervento multidisciplinare possono includere ortodonzia, fisioterapia, osteopatia e interventi posturali, per trattare la disfunzione in modo globale. I sintomi tipici includono cefalea muscolo-tensiva, blocchi o ronzii alle orecchie, dolori facciali e cervicali, e in alcuni casi vertigini o difficoltà della fonazione.
Caratteristiche principali e strumenti di trattamento
Il bite gnatologico è un apparecchio mobile trasparente realizzato su misura, che protegge i denti e riequilibra i rapporti tra mandibola, muscoli e articolazioni. Esistono diverse tipologie di bite, adattate a condizioni cliniche differenti: dalla placca di svincolo a soluzioni più complesse per ristabilire la funzione neuromuscolare. Il bite non è una protesi ma uno strumento terapeutico che, al pari di un plantare, deve essere progettato considerando i parametri individuali del paziente e gli effetti sull’intera postura.
Quali sono le branche della gnatologia? La gnatologia comprende diverse sotto-specialità: gnatologia odontoiatrica, gnatologia posturale, gnatologia neuromuscolare e gnatologia funzionale, ciascuna analizzando aspetti differenti dell’apparato stomatognatico e collaborando per un piano terapeutico globale. Chi è lo gnatologo? Lo gnatologo è il medico odontoiatra specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi dell’apparato stomatognatico, con particolare attenzione al corretto funzionamento della mandibola, delle articolazioni temporo-mandibolari e dei muscoli masticatori. Quando rivolgersi allo gnatologo? Si raccomanda una visita gnatologica in presenza di dolore mandibolare, rumori articolari, cefalea, disturbi posturali e bruxismo, tra gli altri sintomi.
La scoperta di disordini gnatologici richiede una valutazione accurata: anamnesi dettagliata, esame clinico, analisi dei movimenti mandibolari, valutazione dei muscoli e delle ATM, e, se necessario, esami strumentali. L’approccio multidisciplinare e la personalizzazione del piano terapeutico sono fondamentali per ristabilire un equilibrio funzionale duraturo tra denti, muscoli e cranio.

Bite Gnatologico : Deglutizione e Deambulazione
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