La casa dell’anziano tra sogni, ostacoli e dignità

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Su PensaLibero.it il giornalista Fabrizio Binacchi tratta il tema della casa e dell’abitare degli anziani, traendo spunto anche da un convegno realizzato dalla Fondazione Turati lo scorso anno. Avvertenza: chi si commuove facilmente si prepari un fazzolettino. Non dimenticherò mai quegli sguardi dal terzo piano di case senza ascensore di nonne e nonni con difficoltà di movimento. E noi? E noi, niente, transitiamo. Passiamo oltre. Non dimenticherò mai quel racconto conturbante della nipotina che sentì queste parole della nonna: mi tolgono occhiali e dentiera, non vedo e non sento, ma intanto io sogno. Quello non me lo possono togliere.

La quarta età come sfida sociale. La quarta età è tra noi e noi facciamo quasi di tutto per ignorarla, rifuggirla, scansarla. Eppure è dietro l’angolo per chi ci arriva. Cura, rispetto, case protette, residenze attive, parchi dei ricordi: tutto bello. Ma non per tutti. Dentiera, occhiali, sogni e sguardi dal terzo piano. È garantito a tutte e a tutti fare una passeggiata sotto casa se il nonno abita al terzo piano di un palazzo anni Venti senza ascensore? No! O a che prezzo il sì?

Una sfida di futuro per città e comunità. Il tema del rapporto città anziani è una sfida di futuro. Più anziani, più fragili, più soli. (È la sintesi di un incontro pistoiese di Fondazione Turati onlus realizzato con la compartecipazione del Comune di Pistoia, il patrocinio della Società della Salute pistoiese e in collaborazione il Laboratorio Percorsi di secondo welfare di Milano. Non è uno scherzo, è un problema vero. E con gli anni può diventare il problema dei problemi.

Cause sociali ed economiche dell’emergenza. Perché? Le statistiche sono crudeli: nel giro di 30 anni in molte comunità gli over 65 saranno quattro volte gli under trenta, in altre solo (si fa per dire) tre volte ma l’emergenza non cambia. E’ una emergenza non solo economica perché come si può immaginare aumentano i carichi pensionistici e di assistenza, ma anche i carichi sociali perché un cosiddetto anziano con ridotta capacità di movimento autonomo, sviluppa una predisposizione piuttosto comprensibile a non uscire di casa se deve fare tre quattro rampe di scale.

Vite concrete: testimonianze e luoghi. Mi è capitato di entrare in un grande palazzo del centro storico di Bologna e solo per arrivare dal piano stradale al grande atrio colonnato, da dove si diramano i corridoi e le altre scale padronali, ho contato 12 gradini, anzi gradoni. E lì non c’è ascensore che tenga. Ma anche nei palazzi meno nobiliari e più popolari, le scale e l’assenza dell’ascensore sono un problema: case popolari attorno all’Ospedale Sant’Orsola sempre a Bologna con 16 gradini per rampa/piano non sono uno scherzo.

Riflessioni di vita quotidiana e dignità abitativa. “Mi hanno tolto l’apparecchio acustico e non sento quasi niente. Mi hanno tolto la dentiera, mi danno da mangiare dei frullati, e non sento quasi più nessun gusto. Ho le sponde al letto, mi fanno scendere qualche volta. Ma sai cosa faccio? Voce da una casa di riposo. Una delle tante delle nostre parti o di altre parti, non importa. Se la casa è di risposo deve essere anche “casa” e deve consentire il “risposo” dell’età maturata non il riposo forzato del giorno uguale all’altro, riposo è anche rapporto con sé stessi oltre che sonno, sicurezza e sopravvivenza. La casa di risposo non può e non deve essere solo sopravvivenza.

Una memoria di politiche abitative e una chiamata all’azione. Una volta questo Paese aveva un sistema di case per i giovani e case per gli anziani variamente distribuito e gestito da istituzioni diverse tra pubblico e pubbliche assistenze o privati generosi. Ora è diventato tutto economico. Ora anche qui è tutto o quasi economico. Tanto paghi tanto sei servito. Poco paghi poso sei servito. L’economicità non può mangiare l’umanità. Diamoci una mossa: i giovani e gli anziani sono un patrimonio dell’umanità.

mappa quartieri accessibili per anziani

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